Il 20 giugno è, per volontà dell’Assemblea Generale dell’ONU la Giornata Mondiale del Rifugiato. Per l’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazione Uniti per i Rifugiati) 65,3 milioni di persone, in tutto il mondo, sono state costrette a fuggire dal proprio Paese. Di queste, circa 21,3 milioni hanno avuto in qualche modo lo status di rifugiati, più della metà dei quali di età inferiore ai 18 anni. Ci sono inoltre 10 milioni di persone apolidi cui sono stati negati una nazionalità e l’accesso a diritti fondamentali quali istruzione, salute, lavoro e libertà di movimento. E’ lo stesso mondo in cui circa 34mila persone sono costrette ad abbandonare le proprie case ogni giorno a causa di conflitti o persecuzioni.
«I dati resi noti oggi dall’Alto Commissariato delle Nazione per i rifugiati erano prevedibili ma non per questo sono meno tragici – afferma in una nota il Decano della Chiesa Protestante Unita, Rev. Andrea Panerini – e ci devono necessariamente dare una scossa, oltre a un senso di profonda vergogna in quanto europei occidentali e privilegiati. Le armi, le guerre e i sistemi totalitari li ha esportati l’Occidente sotto le etichette avvelenate di “civilizzazione” e “democrazia” e ora queste masse disperate vengono a chiederci aiuto. È facile fare retorica politica d’accatto per guadagnarsi un pugno di voti in più – prosegue il Rev. Panerini – ma il fenomeno immigrazione non si gestisce con i muri, la retorica e facendo affogare migliaia di persone nel Mediterraneo ma rediscutendo i pilastri – che sembrano intoccabili – della contemporaneità e primo tra tutti il sistema capitalistico neo-liberista che ha bisogno in parte di questi disperati da schiavizzare per massimizzare i profitti e negare i diritti ai lavoratori occidentali che li avevano acquisiti con un secolo di lotte. Non vi può essere pace senza la giustizia sociale e non vi può essere giustizia sociale senza un profondo cambiamento a livello locale, nazionale e globale rigettando i facili razzismi e riconoscendo la gravità e la complessità della questione. Le Chiese e le ONG fanno quello che possono ma devono essere le istituzioni nazionali e internazionali ad operare. L’Europa si fa spesso sentire – conclude il Rev. Panerini – per bastonare i più deboli e intralciare le socializzazioni ma rimanda un silenzio assordante su questa questione in cui solo alcuni paesi come l’Italia, la Grecia e Malta sono in prima linea.»

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