La Chiesa Protestante Unita «Agape» di Firenze non potrà essere membro a tutti gli effetti del Consiglio dei Pastori del capoluogo toscano. Questa la decisione dell’organismo intra-protestante, comunicato dopo quasi un anno dalla richiesta della denominazione, fondata nel 2016.
La Chiesa Protestante Unita era osservatrice nel Consiglio dei Pastori dalla primavera del 2015, dopo un’accesa discussione soprattutto circa le benedizioni delle coppie omosessuali e aveva richiesto di farne parte a pieno titolo nel gennaio del 2017.
«La risposta alla nostra domanda è arrivata solo il 20 dicembre 2017, sotto nostra reiterata sollecitudine, e non è stata certo una grande manifestazione di ecumenismo – spiega Marta Torcini, Presidente del Presbiterio della Chiesa Protestante Unita di Firenze. Ci è stato contestato di essere scismatici, per la nostra separazione dalla MCC, avvenuta su temi dottrinali e non etici, ci è stato manifestato il “disagio” di alcuni per il nostro tipo di comunicazione, incentrato sulla benedizione matrimoniale delle coppie omosessuali. Sulla base di queste considerazioni siamo stati ammessi solo come osservatori senza diritto di voto, una posizione che già ricoprivamo all’interno di detto Consiglio, nel quale invece avevamo chiesto l’ammissione a pieno titolo.»
Il Consiglio dei Pastori è formato da un gran numero di Chiese protestanti e evangeliche, sia dell’area storica (valdesi, luterani, battisti…) che conservatrice (come gli avventisti) ed evangelicale (pentecostali di varia provenienza, comunità dei Fratelli…).
«Abbiamo interpretato questa risposta – prosegue Torcini – per quello che di fatto è: un rifiuto di ammissione. Infatti non abbiamo ben compreso che senso abbiano gli aspetti “scismatici” che ci sono stati contestati: la separazione dalla MCC è stata del tutto consensuale, e conseguente alle nostre posizioni dottrinali più “ortodosse” rispetto a quelle della MCC, soprattutto sul Credo Niceno (questione trinitaria) e sulla Confessione augustana (salvezza per sola fede), e non ha dato luogo ad alcuna frattura ma a una reciproca constatazione di lontananza su tali questioni, mentre abbiamo continuato a collaborare su questioni etiche dove vi sono visioni condivise. Riteniamo poi che l’uso della parola “scismatico”, che ha una definizione storica ben precisa e che è citato in maniera molto vaga dal regolamento del Consiglio, è stato usato del tutto impropriamente. I membri della nostra Chiesa hanno provenienze molto articolate (dal cattolicesimo romano, dal veterocattolicesimo, dal protestantesimo “storico”, dall’evangelicalismo…), com’è normale in una nuova formazione che intenda accogliere persone in ricerca di una dimensione religiosa e spirituale che corrisponda ad esigenze interiori, e compete solo agli organismi della nostra Chiesa. Inoltre i nostri punti di riferimento dottrinali e teologici, tra gli altri, sono la Confessione Augustana, i due Catechismi di Lutero, la dichiarazione Teologica di Barmen, il Credo Apostolico, il Credo Niceno – Costantinopolitano e la nostra Dichiarazione di Fede che è perfettamente “ortodossa” se non “conservatrice” da un punto di vista protestante. Perciò a nostro avviso, se una Chiesa che ha questi punti di riferimento viene considerata scismatica da un consesso protestante, temiamo che si debba riconsiderare in profondità il concetto di cristianesimo protestante, dal momento che nel Consiglio siedono rappresentanti di chiese che possiamo definire cristiane e protestanti solo con notevoli acrobazie teologiche. Abbiamo avuto inoltre l’impressione che l’aspetto che è stato definito “scismatico” sia, in realtà, una manifestazione di ipersensibilità nei confronti dei nostri membri, alcuni dei quali hanno lasciato Chiese protestanti storiche membri del Consiglio per unirsi a noi.»
Il rifiuto dell’ammissione a pieno titolo con motivazioni omofobe e accuse di essere scismatici ha fatto – come era prevedibile – arrabbiare tutto l’ambiente che è attorno alla Chiesa Protestante Unita sia a livello locale che nazionale. Il Rev. Andrea Panerini, Decano nazionale e pastore della Comunità fiorentina, interpellato ha commentato laconicamente: «È una faccenda molto triste e grave, oltre che ingiusta nei nostri confronti, non solo a livello istituzionale ma anche personale. È meglio che non aggiunga altro: sono profondamente addolorato.»
Risulta evidente che la Chiesa Protestante Unita ha sempre fatto della benedizione matrimoniale delle coppie gay un proprio punto di forza e di evidenza nella propria comunicazione pubblica: si deve però rilevare che nel Consiglio dei Pastori di Firenze vi sono posizioni analoghe nella componente “storica” come quella valdese e luterana che – sottolinea Torcini – « hanno ammesso nei loro ordinamenti la benedizione delle coppie omosessuali ricevendone facili consensi a mezzo stampa e la qualifica di “progressisti”. Non dobbiamo certo rendere conto a nessuno della scelta del nostro tipo di comunicazione: in questa circostanza possiamo solo prendere atto che queste riserve sono tali solo per i nuovi membri e non per chi fa già parte del Consiglio. Una osservazione etica di questo tipo, però, per noi ha un solo nome: omofobia.»
Uno dei capisaldi dell’ecumenismo in generale e di questo infra – protestante in particolare, potrebbe essere una massima di Agostino d’Ippona: “In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas” (nelle cose necessarie unità, nel dubbio libertà, in tutto carità).
«Abbiamo avuto la netta impressione – prosegue Marta Torcini nella lettera di risposta che il Presbiterio della Chiesa Protestante Unita ha inviato in data 3 gennaio – che all’interno del Consiglio dei Pastori di Firenze non vi sia unità nelle cose veramente importanti (come la dottrina), non vi sia vera libertà di culto e certamente non abbiamo letto parole di carità cristiana nella risposta. Alla luce di queste considerazioni – conclude Torcini – il nostro Presbiterio ha pertanto deliberato di non accogliere la decisione di ammetterci quali osservatori con diritto di parola, ma non di voto: non riteniamo infatti opportuno per la coerenza della nostra Chiesa essere identificati e farci rappresentare da un organismo nel quale non avremmo avuto alcuna vera voce in capitolo, ma del quale avremmo dovuto accettare comunque le decisioni. Riteniamo che, per il momento, sia più realistico mantenere ciascuno la propria piena libertà di azione in attesa che questioni di politica ecclesiastica e personali siano risolte con l’aiuto del tempo, della preghiera e della meditazione della Parola di Dio.»

(Il carteggio citato nel presente articolo è disponibile presso il Presbiterio della Chiesa Protestante Unita di Firenze).

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